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   POETICA DEI DOLCI

opere di Alessandra Pierelli
a cura di Claudia Bottini

 

Alessandra Pierelli, con i suoi famosi cuori e i nuovi dolci caramelle e cioccolatini della serie Dolcemente pungente. Con un gioco di colore e di materia, costruisce questi quadri scultura con resina e una “pungente” texture di puntine da disegno. Dolcemente pungente, un ossimoro, che esprime un significato ambivalente: gli innamorati si scambiano dolci a San Valentino, per amore o per farsi perdonare. “Uso la puntina” come spiega l’artista, “perché ha una doppia faccia, quella esterna e superficiale colorata e ludica, e l'altra parte, che non si vede entra penetra punge...”.

 

Prima ancora del contemporaneo artista pavese Carlo Pasini e dell’americano Eric Daigh, che solo da qualche anno, creano ritratti ed immagini composti da migliaia di puntine da disegno colorate, Alessandra Pierelli esplora in maniera sperimentale l’uso delle teste delle puntine ed insieme a resina e polistirolo, ricostruisce in maniera tridimensionale, le sue famose maschere, cuori, ed ora anche i dolci. Con precisione accosta i diversi colori ottenendo un effetto visivo estremamente realistico. Coglie nell’oggetto non tanto la sua connotazione kitsch, bensì il suo significato positivo, rendendolo attuale, dirottandolo dalla significazione culturale (o d’uso) originaria. L’immaginazione e la fantasia di Alessandra Pierelli vuole condurre l’arte a contatto con più persone possibili.

 

 

 

LE MASCHERE DI ALE 

 

Sono statue dal sapore ancestrale; ritratti della memoria; emblemi di presenze interiori; sono busti enigmatici che possono essere molte cose in una sola volta, su cui Alessandra Pierelli sovrappone le sue maschere applicandole direttamente alla superficie, “punto” dopo “punto”, e il punto è la puntina da disegno, elemento caratteristico della sua poetica e spesso ricorrente nel suo lavoro. Le maschere di Ale sono i volti nascosti che l’artista tiene chiusi nel cassetto, mostrandoli all’occorrenza.

Le maschere sono intorno a noi, ci circondano e ci vestono, sono le opere e gli spettatori – anch’essi in maschera – l’arista si cela dietro il proprio lavoro, e cela con esso le proprie sensazioni. Perché la maschera è, soprattutto, metafora, allegoria, un modo per esaltare, fino alla caricatura, il mondo che viviamo. Ma le maschere di Alessandra hanno poco di caricaturale, sono piuttosto ieratiche e classiche, stagliandosi su mezzibusti dal taglio netto e rigido, quasi ricordando gli antichi moai dell’Isola di Pasqua, e prediligendo tre colori principali: nero, bianco e rosso. Qualcosa di enigmatico, depositarie di antichi misteri celati dagli sguardi inopportuni dei troppi curiosi, porte socchiuse di stanze segrete; socchiuse certo, perché il segreto è bello se da svelare, e le Maschere di Ale sono come lì ad attendere colui che sarà in grado di spalancare la porta per entrare nella “stanza”. Dietro loro si espande il buio da cui tutto nasce, e sembra di sentire in sottofondo le note oscure del Masked Ball, brano musicale di Jocelyn Pook che Kubrick scelse per il suo Eyes Wide Shut; sembra di vedere quei mantelli, di respirare quei fumi, di entrare in quella villa dei segreti, dove l’arte espressa dalle favolose maschere veneziane si sposa con le passioni terrene; la carnalità di corpi sensuali che si muovono suadenti come in un sogno, “doppio”, proprio come recita il titolo del romanzo di Schnitzler da cui è tratto il film. Un sogno ad occhi aperti, che Alessandra Pierelli comunica attraverso le sue maschere, dietro alle quali si nasconde il segreto dell’artista che ognuno potrebbe cogliere, ma che solo pochi riescono a fare; e ciò vale non solo per lei, ma più in generale per l’arte, contemporanea soprattutto, che si offre allo spettatore mascherata di un alone di mistero, tanto semplice da svelare quanto di difficile da cogliere.

Le maschere trafiggono dunque la superficie, fisicamente e metaforicamente, si innestano con la loro punta metallica e si radicano sul volto. Difficili da togliere e dolorose; sono ciò che si vede dall’esterno e ciò che esprimono dall’interno, unendo in tal modo l’interiorità e l’esteriorità dell’artista, che guarda dentro sé per parlare agli altri.

Andrea Baffoni, Deruta, 12 febbraio 2013


 


 


COMICS AND SONGS


Alessandra Pierelli e Stefano Chiacchella alla MiniGallery di Assisi


Ogni civiltà stabilisce dei rapporti indiretti con entità superiori, eroi o divinità, esseri dalle sembianze umane dotati di immensi poteri in cui riconoscersi, per trovare modelli di comportamento e riceverne forza. Esseri immortali che esistono da sempre e che vivranno fin quando vivrà l’uomo, ma l’era moderna ha sotterrato la maggior parte delle credenze; la scienza ha trionfato sull’ignoranza, abbiamo “ucciso” Babbo Natale e sappiamo che il sole non è un dio, il terremoto è causa naturale, così come un fulmine o una cometa. In un istante la conoscenza ha annientato l’Olimpo con tutte le sue divinità; si pensavano immortali, ma è bastato studiare un po’ per spazzarli via dal loro mondo dorato. Nessuna spada è mai stata tanto pericolosa quanto un libro; così dopo aver sepolto Giove, Apollo, Odino e i tanti altri, siamo rimasti nuovamente soli, eppure le moderne frontiere della scienza hanno aperto nuove possibilità: se gli eroi del passato non esistevano più, altri potevano nascere. Mandato definitivamente a riposo Ulisse nuove rotte si sono aperte e oltre le colonne d’Ercole abbiamo incontrato le “porte di Tannhäuser” e i “bastioni di Orione”; dall’isola dei ciclopi siamo atterrati sulle dune di Arrakis e le guerre hanno spostato il campo di battaglia tra le stelle.

Nel 1933 Jerry Siegel e Joe Shuster danno vita ad un nuovo eroe, Superman, nome di battesimo Kal-El, di fronte al quale non c’è Achille che tenga, venuto da Krypton è un esempio di integrità per l’uomo, lo difende e gli insegna i valori del coraggio e dell’onestà, tutte cose per cui abbiamo sempre bisogno di esempi venuti da lontano, possibilmente da fuori del nostro mondo. Rinnegato l’al di là degli Dei, gli eroi del Novecento arrivano da altri pianeti, nascono da esperimenti scientifici sfuggiti al controllo o, ogni tanto, come Batman e Ironman, sono semplicemente ricchi: privilegio, va detto, prontamente messo al servizio dei più deboli. 

Il mondo dei supereroi s’intreccia con il fumetto e l’immaginario fantascientifico, da qui parte Alessandra Pierelli per questo nuovo ciclo di opere che indaga tali scenari avvalendosi del puntinage, linguaggio cadenzato sul ritmo reiterato della puntina da disegno. La ludica gioiosità di questo elemento esprime un sentimento pop in linea con il mondo colorato del fumetto, ma non esclude, come in questo caso, il richiamo a tematiche più profonde. La lotta ancestrale tra bene e male, costantemente richiamata nel mondo dei supereroi, è espressa da Pierelli con il richiamo a Dart Fener, antieroe di Guerre Stellari che solo passando attraverso il male riesce a ristabilire l’equilibrio nell’universo. Stesso dicasi per V, anch’esso eroe oscuro, appartenente a quella categoria dei vendicatori per i quali nutriamo una certa simpatia, dovuta forse alla voglia di sentirci anche noi più protetti.

La fantasia di Alessandra Pierelli approda dunque al mondo immaginario dei fumetti e lo fa con lo spirito di sempre, guidato da una creatività fanciullesca che abbraccia tematiche profonde, eludendo pesantezze espressive. I supereroi sono dunque l’alter ego dell’artista, riflessi più ampiamente nell’immaginario collettivo e interiorizzati in una doppia lettura: simbolica ed estetica. Certamente affascina lo scudo stellato di Captain America, come anche lo stemma di Superman, ma dietro essi c’è un messaggio più profondo e ancora una volta la puntina ne determina una netta esaltazione. Uno scudo anch’essa, un rivestimento o, per meglio immedesimarci, una tuta; meglio ancora una maschera. Ecco allora che il percorso di Pierelli inizia a prendere corpo poiché il tema della maschera caratterizza da tempo il suo lavoro. Nel febbraio 2012 la mostra-happening Le maschere di Ale, presso la Freemocco’s House di Attilio Quintili a Deruta, ne metteva in scena l’immaginario onirico proprio attraverso la poetica della maschera, letta come un qualcosa che unisce l’interiorità all’esteriorità dell’artista, intento a guardare dentro sé per parlare agli altri.

Il supereroe indossa una maschera ed essa lo trasforma, lo rende invulnerabile e lo allontana dalla vigliaccheria del mondo; parimenti l’artista si veste della propria opera, si nasconde dietro essa e attraverso essa acquista il potere necessario per interagire con gli altri. L’artista diventa eroe anche nel sacrificio, donando al mondo la propria opera, che è la propria tuta e maschera. 

Il mondo fumettistico di Alessandra Pierelli inscena la realtà parallela che divide l’artista dal mondo comune, eludendo la filosofia di Bill per il quale “Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana”; non c’è bisogno di scomodare un kryptoniano per trovare qualcosa di buono sulla Terra, basta guardare più spesso oltre la maschera per trovare l’eroe nascosto che è in ognuno di noi.


 

 

 


ALESSANDRA PIERELLI. SOLSTIZI DI FRAGILITÀ SENTIMENTALI


 

I sentimenti scandiscono la vita e le nostre azioni come il sole scandisce le stagioni. Ogni cuore dipinto da Alessandra Pierelli è un momento di attesa, un solstizio, il punto massimo di sospensione nell'eterno interrogativo sul che cosa guidi il nostro cammino terreno; logica o emozioni? Una luce che attende il passaggio della domanda alla risposta, ma che resta sospesa in eterno lasciandoci nell'incognita di non sapere mai se la direzione intrapresa sia giusta. Un tormento per chi con le emozioni fa i conti ogni giorno, e non è un caso se le arti visive, tanto nella contemporaneità quanto nella tradizione, hanno dato un ruolo di notevole importanza al simbolo dell’organo da sempre considerato sede dell’anima.

Nel 2007, in asta da Sotheby's, Larry Gagosian si è aggiudicato per più di 23 milioni di dollari l'Henging Heart di Jeff Koons, cuore in acciaio inox alto tre metri e appeso a un filo d'oro, emblema spregiudicato di un artista ironico e irriverente che sbeffeggia il proprio tempo attraverso le sue stesse icone, scegliendo, in questo caso, il simbolo dell'amore per eccellenza. E del resto cos’altro poteva fare l’artista che sposando Cicciolina, diva del porno, ha trasformato tale emblema nella stessa propria vita?

Il cuore simbolo di amore kitsch, barocco e spinto agli eccessi, abusato e sfruttato fino alla banalizzazione, ma all’opposto usato anche come strumento d’intercessione con i santi, a testimonianza della propria fede. Ancora oggi gli ex voto sono realizzati seguendo questa forma semplice che si carica di tensione per tutte le preghiere che nel tempo l’attraversano, metafora del cuore della Mater dolorosa, più ampiamente rappresentativa della donna generatrice, tra sacro e profano, tanto come madre di Dio, quanto dell’uomo. E proprio da Todi sarebbe arrivata una delle laudi più intense a lei dedicata, lo Stabat Mater di Jacopone, dove il mistico francescano chiedeva: "imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso fortemente nel mio cuore". 

Nei lavori di Alessandra Pierelli si percepisce un costante gioco di rimandi tra una gioia laica e spensierata e un dolore latente che spinge fin verso tensioni spirituali. Costanti convogliate nel semplice simbolo del cuore, restituito tanto con la semplicità ludica di materiali plastici, quanto nella drammatica intensità di colori materici. È la fragilità dell’essere che le interessa e che la spinge all’utilizzo di scotch industriale da imballaggio, per rendere più esplicito questo bisogno, metafora del proprio stato d’animo, manifestato senza negare l’evidenza di una condizione tormentata dal brivido delle emozioni, espletata attraverso l’arte. Anche quando il cuore sembra più spensierato, perché colorato, lucido e levigato come un palloncino, presenta in realtà elementi stridenti e le puntine da disegno, che spesso lo rivestono, riaffermano questa doppia

valenza: sono colorate e divertenti come smarties, ma la punta metallica che nascondono trafigge al di sotto la superficie su cui risiedono. Sono cuori apparentemente gioiosi che nascondono all’interno innumerevoli cicatrici. 

Unica via di fuga sembra il sogno, che Alessandra concretizza attraverso il fascino luminoso del led box, dove si autocelebra intenta a trascinare verso sé la Luna, perché forse è negli astri la risposta alle tante domande dei mortali: “Dillo alla luna” canta Vasco, poeta delle generazioni travagliate cui lei stessa appartiene, e prima di lui il genio leopardiano, intriso di romanticismo e “travestito” da pastore errante, finiva per chiedere al nostro satellite i tanti perché di una vita.